Psicologia del dissenso al Reset davosiano

Parte 2:

2.1 La funzione sociale delle narrazioni ufficiali nel governo delle emergenze

In questo contesto socio-tecnico condizionato dalle tecnologie di rete, i dissidenti, o i potenziali tali, hanno avuto una rara occasione per arricchire la loro ordinaria dimensione psicologica pre-pandemenziale, organizzata attorno a visioni preconcette, pregiudizi e stereotipi riguardo l’immagine bonaria e paternalistica del rapporto tra masse sociali, i gruppi dirigenti del potere globale e locale.

La stagione della pandemenza sfociata poi apertamente in dittatura sanitaria (febbraio 2020-febbraio 2022), così come le dinamiche della proxy war della NATO in Ucraina (2022-), e ora (ottobre 2023) con la riaccensione della questione israelo-palestinese, è facile dimostrare come lo stato di emergenza sia latente, un dispositivo attivabile a discrezione dei potenti.
Diversamente, per le masse popolari, le stagioni emergenziali possono rappresentare delle occasioni storiche per la maturazione del processo di disvelamento del vero ruolo delle élites del potere globale.

In particolare nella stagione della dittatura sanitaria, una quota crescente di individui nelle cd. democrazie liberali, ha potuto assistere ad un’inquietante, e al contempo affascinante, metamorfosi del connotato bio-poliziesco del potere, passato dalla falsa gentilezza del paternalismo libertario, alla recrudescenza della tirannia bio-politica sui corpi e contro le libertà individuali.

Per il tipo ideale del dissidente compilato, che ha avuto l’umiltà di acquisire informazioni andando oltre la cortina fumogena del mainstream, apparve e appare tuttora chiaro come la lotta di classe oggi sia condotta dalle élites contro il popolo. Una tendenza valida in particolar modo nel contesto geopolitico generale di un’escalation bellica.

Uno dei più controversi, e per questo affascinanti aspetti della cosiddetta “storia ufficiale”, risiede appunto nella sua natura bifronte, in primo luogo nella capacità di assolvere egregiamente a scopi educativi, teorici, gnoseologici e conoscitivi di tipo generale, ad alto livello di astrazione.
La radicalizzazione di questa funzione pedagogica di massa, contribuisce a costituire le basi teoriche occulte di un’educazione alla tecnocrazia, non avente più come sfondo il polveroso scenario della caverna platonica, bensì il suo surrogato tardo-moderno declinato negli ambienti digitali, sempre basato su controllo, manipolazione e conformismo di massa.

Per dimostrare la concreta efficacia della radicata operazione di “persuasione occulta” operata dalle narrative ufficiali è sufficiente riflettere su quali postulati si fondano i processi educativi di scuole, licei, università, o per il superamento dei concorsi pubblici per la pubblica amministrazione, in cui gli studenti, i discenti, vengono “invitati” ad assimilare programmi ministeriali, basati su alti livelli di standardizzazione: manuali, sussidiari, banche dati per quiz e test. Al fine di diventare dei professionisti riconosciuti e retribuiti dal sistema, dei docili e acquiescenti funzionari, al servizio del potere tecnocratico stesso. Tutto ciò è assolutamente imprescindibile in una società fondata su princìpi tecnocratici, a crescente livello di complessità, e dunque accettato convenzionalmente dalle persone.

Nel sistema mediatico alternativo, il processo di disvelamento delle pregresse narrazioni dominanti, viene spesso ed erroneamente associato al cosiddetto awakening, al risveglio nella sua totalità.
La tematica del cd. “risveglio” di grande interesse nei gruppi della tarda new age, e più recentemente anche in quelli di tipo qanoniano. Tale tendenza nel web alternativo sfocia spesso in una sorta di “folklore memetico” costituito da un profluvio di meme raffiguranti rane verdi. Naturalmente inservibile per la nostra analisi, ma certamente affascinante.

Indipendentemente da queste suggestioni passeggere, dal punto di vista psicologico e individuale il risveglio implica la problematizzazione dei fatti del reale, e non è limitato esclusivamente ad un accrescimento della consapevolezza nell’analisi dei fatti geopolitici.

In primo luogo, l’orizzonte di consapevolezza del ricercatore indipendente risulta esteso per via della componente tecnologica e ricorsiva della tecnologia digitale. Tale fattore socio-tecnico digitale ha dunque agevolato i soggetti interessati, ma soprattutto motivati, a comprendere le strategie utilizzate dal potere mediatico globalista per la subordinazione delle masse acquiescenti, nel mentre per queste ultime, il conformismo e la rigorosa aderenza ai dettami della pedagogia dell’obbedienza divengono routine quotidiana.

Tuttavia, nel campo dell’informazione alternativa, si è cementata una tendenza generale per la quale una fetta crescente di individui non è più disposta a seguire fideisticamente le narrazioni ufficiali. Questa componente emozionale rappresenta solo uno dei tanti fattori dal quale emerge la motivazione psicologica dei singoli, come dei gruppi verso un costante esercizio di ricerca di informazioni alternative alla vulgata ufficiale.

Così facendo i ricercatori indipendenti si sono posti nella condizione di acquisire numerose competenze trasversali in un numerosi e diversificati campi affini all’editoria (storiche, tecniche, grafiche, giornalistiche, sociologiche, politologiche). Competenze ovviamente rivolte alla capacità di saper riconoscere ed identificare chiaramente la lente deformante del potere nell’editoria, nell’informazione di massa, ma anche nella contro-informazione stessa.

Diversamente dalle masse acquiescenti ancorate all’adesione acritica ai dettami del potere, numerosi individui hanno abbracciato il bisogno di approfondire, di indagare andando oltre il velo delle narrative ufficiali. Hanno saputo integrare nuove informazioni, provenienti appunto dall’informazione alternativa, dunque non necessariamente autentiche, ma certamente portatrici di un dubbio metodologico utile al fine di problematizzare il precedente paradigma di senso dominante. Indagare oltre le logiche binarie, abbracciando un atteggiamento epistemologico, euristico, cauto, ma all’occorrenza, anche eclettico.

Questi individui e gruppi, più o meno consapevolmente, hanno edificato un imponente e ricco dibattito eterogeneo, diversificato, conflittuale, contraddittorio. Gli aggettivi si sprecano, ma si è tratta certamente di uno straordinario processo di apprendimento collaborativo, un risultato ottenuto grazie al conseguimento di nuove abilità e competenze attraverso la condivisione di informazioni e conoscenze.
La capacità di saper integrare queste nuove informazioni ha dipeso in particolar modo da una caratteristica psicologica individuale determinante: l’umiltà, la capacità di ascoltare e accogliere idee differenti dalle proprie, ovvero la capacità di confrontarsi e dialogare con le persone al di là delle uniformi ed omologate argomentazioni imposte dal sistema educativo e mediatico, e dai sedicenti fact checkers.

2.2 Un’ecologia dei media per il libero pensiero. Contro ogni forma di censura

Altra caratteristica psicologica fondamentale per conservare ampi margini di autonomia di pensiero è rappresentata dalla capacità di saper filtrare l’informazione, in un’epoca in cui il costo della stessa è bassissimo, dunque si trova ad ottimo mercato.
I dissidenti che hanno saputo distaccarsi dalle logiche precompilate del mainstream, hanno certamente problematizzato l’inadeguatezza delle vecchie etichette ed appartenenze politiche, anzi sono proprio queste vecchie appartenenze ad essere utilizzate dal potere come trigger per dividere le masse attorno a questioni superficiali e di facciata, politico-ideologica appunto.

Le principali dorsali della comunicazione per questi gruppi antagonisti al reset davosiano, sono state piattaforme come Telegram, Odysee, Rumble, resistenti alla censura, al de-platforming, allo shadow banning.
Quest’ultima opzione censoria viene infatti utilizzata da numerosi social media e social network al fine di ridurre e limitare la visibilità di alcuni contenuti pubblicati sulla piattaforma, (visti come non graditi alle policy di servizio) senza però che vengano inviati all’utente direttamente interessato, la notifica di segnalazione del contenuto postato non gradito. Indipendentemente dalla tecnica di censura utilizzata, la contiguità di interessi tra Big Tech e Governi conserva i medesimi scopi, ovvero la rimozione e la demonetizzazione dei canali indesiderati (de-platforming).

Il fenomeno della censura digitale non è un tema nuovo, poiché risulta già possibile storicizzarlo, e gode di costante attualità. Abbiamo già introdotto questo tema nel precedente contributo.  Più recentemente, la piattaforma Twitter/X di Elon Musk, sta progressivamente maturando un’etica della comunicazione maggiormente libertaria, smarcandosi dalla narrazione dominante del mainstream. Per questa ragione anche il magnate Tesla e SpaceX è stato recentemente chiamato dal commissario europeo Breton a rispondere sulla questione. https://twitter.com/ThierryBreton/status/1711808891757944866

2.3 Il processo di “stigmatizzazione del pensiero dissidente”

Le comunità del dissenso al Great Reset erano il vero bersaglio da colpire, escludere, marginalizzare e neutralizzare dal punto di vista dei gruppi di potere. Questi ultimi hanno infatti attivato e predisposto un dispositivo di “ghettizzazione digitale” del dissenso, per cui “se sei su telegram, sei un complottista, un terrapiattista, un no-vax”.

L’assoluta egemonia narrativa dei media di massa si è rivelata come il principale strumento mediatico attraverso cui il potere ha coordinato l’offensiva contro i gruppi del dissenso. Più in generale, il processo di “stigmatizzazione del pensiero dissidente”, sfociato poi nella psichiatrizzazione dei dissidenti, rispondeva alla finalità da parte dei gruppi dirigenti di promuovere mediaticamente e psicologicamente delle masse, un copione speculare alla nota rappresentazione della dittatura psico-biopolitica e sanitaria narrata globalmente.
L’evidente accentuazione del connotato liberticida del potere, in particolar modo nelle cosiddette “liberaldemocrazie occidentali”, rappresenta la prova dei crimini che sono stati commessi contro le persone durante il periodo di radicalizzazione dell’esercizio tecnocratico nel governo delle emergenze.

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