Oppenheimer: chiavi teoriche per la programmazione predittiva?

Non abbiamo la pretesa di trasformare questo spazio in un blog sul cinema, ma risulta impossibile non rilasciare un commento su quest’ultimo film del maestro Christopher Nolan. Eviteremo di dilungarci in commenti di carattere tecnico-cinematografico che non ci competono.

Ci concentreremo dunque su alcuni aspetti tematici, in primo luogo si tratta certamente di un film voluto e atteso dal grande pubblico, in tempi di guerra ai confini dell’Europa, il film mostra una certa affinità con l’attualità. Alterando sequenze in bianco e nero con sequenze a colori, il regista offre un importante valvola di sfogo per il redivivo bisogno statunitense di un certo sentimento nazionalistico, glamour ed efficace.

L’immagine del protagonista Oppenheimer viene magistralmente raccontata come la storia di un uomo, un appassionato di fisica, ma anche un abile manager ideatore ed organizzatore del sito di test di Los Alamos nel New Mexico, spazio e luogo di importanti innovazioni nel campo della fisica come anche della nuova arte della guerra ai tempi della scissione dell’atomo.

Il film ci racconta come le innovazioni e le scoperte scientifiche possano facilmente sfuggire di mano agli scienziati, finendo dunque nelle mani dei militari. In realtà si tratta di una costante della storia sin dai tempi dei greci, e dell’immagine prometeica di un mondo e una società radicalmente rivoluzionate dalle innovazioni della tecnica.
Gli “apprendisti stregoni” dell’atomo, erano individui animati da uno spiccato spirito di ricerca di frontiera, si addentrarono in sentieri conoscitivi ignoti fino a quel momento. Ma le loro scoperte furono messe sotto il controllo militare che declinarono quell’innovazione in campo militare, presentando al mondo la nuova fonte energetica e tecnologica con l’abito più tetro e scuro: quello di morte e distruzione, come ricordato dallo stesso Oppenheimer nei suoi riferimenti sulle capacità distruttive del Dio indù contenute nella Bhagavad Gita.

Spesso questi film non vengono rilasciati per caso, l’attualità e la contingenza di una guerra, con annessi rischi di escalation, possono amplificare nel pubblico una sensazione di sconforto guidato, ovvero possono incentivare nel pubblico una condizione psicologica di accettazione della minaccia nucleare. Il pubblico di formazione e sensibilità “cospirazionista” conosce bene il concetto di programmazione predittiva. Sperando di sbagliarci sul fatto che anche questo film serva (o possa servire a preparare psicologicamente gli spettatori ad un futuro caratterizzato da tetri scenari distruttivi), noi ne consigliamo comunque la visione, purché essa sia succeduta da ulteriori riflessioni che possano emergere dopo la visione.

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