Oltre l’ecosistema informativo alternativo

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Parte 4

La diffusione di tecnologie di rete decentralizzate e distribuite ha certamente rappresentato uno dei principali fattori tecnici che negli ultimi ha favorito l’aggregazione delle minoranze di gruppi resistenti al reset davosiano.

Tuttavia, nonostante la tecnologia digitale sia una diretta emanazione della volontà delle stesse élites transumaniste, gli spazi del web e le piattaforme libere, hanno favorito l’affermazione di nuovi processi di apprendimento ed organizzazione dei gruppi del dissenso on-line. Gruppi che pur essendo certamente cresciuti negli ultimi anni, come noto, non hanno ottenuto risultati politici significativi.

Il campo dell’attivismo digitale presenta dunque minacce e pericoli per gli attivisti liberi, questi ultimi infatti per comunicare continuano ad utilizzare un’infrastruttura di comunicazione non libera. Se l’obiettivo dichiarato del WEF è “alterare l’essere umano”, è evidente come il cervello sia l’attuale campo di battaglia di una vera è propria guerra cognitiva globale che corre proprio su questa infrastruttura digitale.1https://www.vocidallastrada.org/2023/10/il-cervello-e-il-campo-di-battaglia-del.html?m=1

In tutto il mondo, i gruppi del dissenso sono minacciati da questa élite globalista. I circuiti di potere elitari sono costretti a mascherare le loro effettive finalità, dando alle loro opinioni le vesti delle evidenze scientifiche.

Ed ecco che viene enunciata nuovamente anche la nobile missione di esportare i valori di libertà e democrazia a beneficio del mondo. Operazione che spesso avviene anche con l’ausilio dei bombardieri.2https://casadelsole.tv/attacco-agli-houthi/

I gruppi minoritari che da anni contestano la globalizzazione neoliberista, ben conoscono l’ironia e la serietà che aleggiano attorno a quest’ultima provocazione.
I gruppi del dissenso soffrono lo svantaggio di non essere collegati gli uni agli altri: veniamo tenuti separati come individui e come gruppi, i nostri piccoli vantaggi individuali, sono funzionali alla capacità del potere di tenerci al guinzaglio, volutamente lontani dall’unirci con gli altri e con le cause autenticamente collettive.

Dal punto di vista dei gruppi del dissenso, se utilizzate in maniera strategica, le tecnologie di rete consentono agli utenti di costituire e mantenere legami all’interno di comunità virtuali, pertanto le condizioni aggregative alla base dell’effetto rete (economia di rete) favoriscono l’incremento numerico di nuovi utenti singoli o gruppi sociali, che aumenta in maniera esponenziale con il numero di nuovi soci potenziali.

La sostanziale novità delle capacità aggregative on-line dei gruppi del dissenso in particolare sulle piattaforme alternative, riguarda il fatto che questa tipologia di gruppi può differenziarsi rispetto alle indicazioni di un’autorità funzionale.
Nei social atlantisti la facoltà selettiva dell’utente nella scelta tra una di queste due opzioni non può esser contemplata, rimanendo soggetti al vincolo dell’autorità funzionale delle “regole della community”.

In reazione a questa evidenza, si estende il campo di chi comincia a ridimensionare la complessiva autenticità delle narrazioni generaliste.
Per le comunità del dissenso on-line, si consolida l’immagine oramai non più stereotipale di una piccola e agguerrita élite globalista composta da poche migliaia di persone che ogni anno si riuniscono nello sfarzoso e salottiero contesto di Davos, nelle alpi svizzere.3https://www.rainews.it/articoli/2024/01/davos-da-lunedi-focus-su-gaza-attesi-macron-blinken-ed-herzog-4ef13611-d67f-4e1d-89c5-6d67aa875d8d.html

Tuttavia l’ONU e la sua Agenda 2030, presentano obiettivi e traguardi praticamente identici al programma del “reset” firmato WEF. Una nitida evidenza solo per i perspicaci “complottisti”.

La fortuna dei gruppi del dissenso è che al loro interno, esistono delle piccole comunità di sharing intelligence popolare, piccole redazioni che edificano un giornalismo artigianale oltre la professione tradizionale. In alcuni precedenti contributi abbiamo parlato sia della dell’eterogeneità dei gruppi dissidenti, come anche dello straordinario processo di apprendimento collaborativo maturato da questi stessi gruppi, attraverso la condivisione di informazioni e conoscenze strategiche.

In contesti emergenziali (o di emergenze volutamente indotte dal potere) l’infosfera alternativa costituita da tanti piccoli nodi di tante reti, ha diffuso informazioni strategiche. Informazioni che hanno contribuito a mettere in guardia gli individui psicologicamente predisposti a comprendere non solo la complessità del criminale progetto biopolitico del reset davosiano, ma anche il quadro più generale: il pluri-decennale programma di annichilimento dei popoli europei alle deliranti volontà dei colletti bianchi globalisti.

Come noto, i media generalisti, a libro paga delle grosse società finanziarie dell’anglosfera, lavorano per la conservazione del potere nelle mani di chi già lo detiene. Sono le élites del potere che da decenni hanno inasprito la lotta di classe da loro condotta contro le masse popolari.

Gonzalo Lira e Tucker Carlson

A tutto questo scenario si aggiungono i massacri dei reporter di guerra nello scenario di Gaza, il recente assassinio del giornalista Gonzalo Lira nelle carceri ucraine, la censura e l’esclusione di voci compilate e non allineate, rappresentano solo alcune delle prove sufficienti ad attestare la deriva liberticida e totalitaria perpetuata dal potere contro il libero pensiero.

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