L’ossessione emergenziale del “dissenso”

Foto: Visionetv.it

di Nilo Vlas

Occorre approfondire brevemente alcuni fattori alla base dell’insuccesso di Fuori Perimetro.
Fuori Perimetro, come lo avevamo immaginato noi fondatori, si proponeva di superare la logica prettamente emergenziale di Studenti contro il Green Pass (SCGP).

Si trattava di far passare un concetto molto semplice, ma ugualmente non evidente per delle masse giovanili apolitiche.

Il concetto è che, piuttosto che attivarsi e dare il 100% quando succede qualcosa di brutto, ha più senso dare il 10% ogni giorno per far sì che le cose brutte inizino ad accadere meno spesso e per trovarsi più preparati quando accadono di nuovo. La politica deve essere una costruzione quotidiana invece che una reazione emergenziale.

Questo concetto si è rivelato difficile da diffondere, evidentemente non solo tra i giovani. Il “dissenso” “adulto” infatti si è trovato alle prese con le stesse problematiche, ossia la sostanziale incapacità di motivare all’azione al di fuori del contesto emergenziale.
A questo problema non è stata trovata alcuna soluzione, eccetto una strategia piuttosto raccapricciante adottata da alcuni personaggi e movimenti politici: alimentare la sensazione di emergenza per mobilitare le persone.

È ciò che si è tentato di fare con la manifestazione al bio-laboratorio di Pesaro, il 1 maggio 2023, dove non solo si è sparso inutilmente panico per incitare la gente alla mobilitazione, ma si è pure preso in ostaggio un giorno di festa in cui le tematiche dovevano essere ben diverse. Nonostante la massiccia campagna pubblicitaria e il contributo di certi VIP della controinformazione, l’uragano si trasformò in una scoreggia, e l’evento di Pesaro finì per diventare l’ultima deprimente appendice della stagione di proteste a sfondo sanitario.

L’ironia della situazione non si può nascondere. Dopo aver accusato per mesi il “sistema” di voler governare a suon di emergenze, il “dissenso” non trova altro modo di sopravvivere che ricorrere alla stessa tattica meschina.
Ed è anche una tattica che non può durare a lungo, visto che, come nella favola di Pierino e il lupo, a furia di dare falsi allarmi la gente si stufa.
Dopo la fine della pandemia buona parte delle organizzazioni che avevano preso parte alla mobilitazione non sono riuscite a “normalizzarsi”, ossia a ripensare la propria attività su un piano non emergenziale. Nella maggior parte dei casi non ci hanno neanche provato, non hanno proprio compreso la necessità di farlo.
Non deve stupire dunque se nessun progetto politico vitale sia scaturito dall’esperienza pandemica.

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