L’attivismo digitale e l’informazione alternativa

Parte 1: Analisi psico-politica dei gruppi di resistenza al Great Reset

Lo spazio del web alternativo al mainstream, è il principale teatro di nuove forme di manifestazione del dissenso, più o meno organizzato, di pagine e canali che oramai da qualche decennio hanno deciso di resistere alle restrizioni imposte dalla censura concordata tra governi e Big Tech. L’orientamento ideologico di ispirazione censoria del legislatore nazionale, europeo ed internazionale non rappresenta dunque una novità per gli individui e i gruppi che da decenni conoscono pregi e difetti dell’informazione alternativa: uno spazio di manipolazione, dissonanza cognitiva, confronto e scontro.

1.1 – L’attualità dell’atteggiamento censorio delle élites globali

In particolare, la recente normativa nota come Digital Services Act, entrata in vigore a partire dal 25 agosto 2023, ha favorito, con l’espediente dichiarato di disciplinare le compagnie di Big Tech che non contrastano adeguatamente la cd. “disinformazione”, l’imposizione di una multa fino al 6% pari al fatturato, riguardo un’eventuale e inefficace azione di contrasto degli stessi giganti californiani del digitale a proposito dei contenuti non desiderati. Ciò favorisce un vero e proprio incentivo per gli affilati algoritmi censori di Big Tech, affinché esistano ben poche remore nel censurare qualsiasi contenuto avverso ai desiderata del potere e alla sua narrativa. Il Parlamento europeo, dopo una lunga discussione durata oltre un anno, ha approvato l’European Media Freedom Act (EFMA)1https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20230920IPR05612/press-seminar-european-media-freedom-act-and-digital-services-act, presentata come la legge dell’UE sulla libertà, trasparenza e pluralità dei media, ma che, tramite l’installazione di software spyware sui telefoni dei giornalisti, legalizza di fatto la pratica dello spionaggio. Alla luce di ciò, chi potrebbe impedire alle autorità sovranazionali di estendere questo controllo anche su altri cittadini, non necessariamente giornalisti di professione?

1.2 – L’antefatto pandemico e la libera informazione. Contiguità ed eterogeneità dei gruppi

A partire dalla primavera del 2020, la contingenza della psico-pandemenza globale ha oltremodo agevolato la costituzione di nuove piccole comunità di resistenza contro l’agenda di governo del “potere globalista sovranazionale occidentale”. Dal punto di vista delle reti, si è assistito alla convergenza di tanti piccoli gruppi estremamente coesi (detti appunto clusters), basati su legami spontanei, in questo caso attivati dalla ricerca di una particolare merce che è l’informazione alternativa: disprezzata e usata dal potere, ma ricercata dai liberi pensatori. Le comunità reali e digitali che negli ultimi anni si sono trovate unite da questa contingenza sono state etichettate come dissidenti, dall’agenda setting sincrona e coordinata di giornali, tv, social network, istituzioni, think tank ed organizzazioni di varia natura.

Come abbiamo cercato di dimostrare in un nostro precedente scritto2https://www.spiraledelsilenzio.it/emarginazione-ed-esclusione-sociale/  le piccole reti del dissenso accomunate da simili interessi e preferenze, generano rapidamente nuove connessioni, aggregandosi in formazioni più ampie, godono di comunicazione efficace e forte resistenza perché continuano a funzionare anche se un legame o alcuni elementi interni scompaiono senza rimandare un feedback.

Queste comunità, costituite da piccole reti si sono coese, pur essendo basate su identità multiple hanno saputo riconoscersi, seppur con diversi livelli di coinvolgimento, in base a molteplici ragioni come il comune senso di appartenenza ad una comunità di dissidenza contro la dittatura sanitaria e il fondamentalismo bio-politico sanitario andato in scena durante la psico-pandemenza.

Accomunati dalla caratteristica dell’eterogeneità, delle reciproche differenze, numerosi gruppi si sono trovati contigui, e in un certo senso alleati, in una causa comune. In particolar modo, nel periodo dell’ennesimo governo tecnico di esperti (naturale espressione del potere tecnocratico internazionale). Gruppi del dissenso contigui appunto, ma mai uniti. Come ci ricorda il tonfo elettorale delle formazioni politiche dissidenti nelle elezioni politiche del 2022.

Evidenzieremo più avanti, nei prossimi scritti, vantaggi e limiti epistemologici dell’ecosistema mediatico di senso dei gruppi del dissenso. Il mainstream solitamente utilizza pochi e semplici strumenti per denigrare e demolire gli aspetti consistenti delle tesi dissidenti al fine di assolvere all’eterno scopo del divide et impera: associare agilmente i dissidenti a delle psico-sette minoritarie di paranoici sociopatici, senza peraltro rinunciare ad etichettare comodamente i dissidenti come degli idioti sotto-istruiti.

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    https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20230920IPR05612/press-seminar-european-media-freedom-act-and-digital-services-act
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    https://www.spiraledelsilenzio.it/emarginazione-ed-esclusione-sociale/

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