Fauci, Mascherine e Distanziamento: L’Assurdità Elevata a Regola

 

di Stefano Montanari

Fauci?

Ne ho parlato innumerevoli volte e, alla fine, mi sono reso conto che non c’è niente da fare. Come diceva in pieno Cinquecento il cardinale Carlo Carafa che, detto fra parentesi, finì strangolato insieme con suo fratello per desiderio papale, “Vulgus vult decipi, ergo, decipiatur!” Per chi non ricorda la lingua dei nostri avi, il significato è “il popolo vuole essere fregato, quindi, sia fregato!”

Più la spari grossa, più ti travesti, e più il popolo ti crede. “Credo quia absurdum”, scriveva a cavallo tra il secondo e il terzo secolo Tertulliano: “Ci credo perché è assurdo.”

C’è un passaggio divertente di William Somerset Maugham in cui una donna tahitiana divorzia dal marito perché non la picchiava. Questi siamo noi.

Dal punto di vista medico e, ancora di più, scientifico, Fauci è una nullità assoluta. Ridicolo? Dipende dal metro di giudizio. Però, per bizzarre combinazioni, peraltro documentate da Robert Kennedy Jr. in un libro tradotto anche in italiano, ha acquisito un potere straordinario, e, come spesso accade, si è ammalato di delirio di onnipotenza. Sia chiaro: la sua onnipotenza è sostenuta dai fatti. Le stravaganze che il personaggio partorisce, magari con un senso dell’umorismo degenerato, dovrebbero essere da TSO, e, invece, quelle diventano regole seguite a livello planetario, a pena di sanzioni gravissime che coinvolgono anche la prole delle vittime…

Non so quanto valga la pena ricordarne qualcuna, soprattutto in un contesto sociale in cui ancora c’è chi indossa la mascherina e chi, non contento, costringe il prossimo a farlo.

Per quanto mi riguarda, in tempi pre-Covid (un tempo era avanti Cristo e dopo Cristo, ma ora…) sul tema dei filtri davanti a bocca e naso ho lavorato un anno e mezzo insieme con il CNR su richiesta del Ministero della difesa. Ora, ammettendo che ci dobbiamo difendere dagli attacchi di un patogeno terribile che dovrebbe misurare più o meno 120 nanometri, le maschere che vengono imposte per dichiarata invenzione di Fauci equivalgono ad un cancello per impedire il passaggio delle zanzare o ad un preservativo fatto all’uncinetto. Giusto un paio di effetti collaterali: per un effetto equivalente a quello di una vela, i portatori di maschera respirano la propria anidride carbonica ed entrano in una condizione fisio-patologica chiamata acidosi. Quella offre un ambiente ideale allo sviluppo del cancro. In aggiunta, l’aria espirata contiene patogeni di cui provvidenzialmente l’organismo si libera, e questi si accumulano nell’aria riciclata dai poveretti mascherati. Come se non bastasse, costoro continuano ad aggiustarsi con le mani la maschera impregnata delle loro porcherie umide che nell’umidità prosperano, e con quelle mani toccano qualunque cosa. I guanti? Quelli fanno peggio, perché impediscono al microbiota che popola fisiologicamente la pelle di controbattere l’effetto dei patogeni. Se, poi, si dà un’occhiata alla legge, si scopre che l’articolo 85 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza fa espresso divieto di portarle. Ma basta far finta di niente, e la legge fa la fine di tanti articoli di quella che fu la Costituzione repubblicana.

Perché, allora, la maschera? Molto banalmente per diffondere la paura con la testimonianza dell’esempio, e la paura fa parte dell’arsenale di chi mira a dominare il prossimo. E ancora molto banalmente perché conferma pubblicamente e vistosamente l’atto di sottomissione.

Dunque, Fauci è tutt’altro che uno sprovveduto. Di fatto, sa bene come si fa per impossessarsi dei cervelli e, di conseguenza, del mondo.

Quanto al distanziamento reciproco, siamo ad una vetta di comicità impareggiabile. Nel suo lucido delirio, un delirio di cui il personaggio non ricorda l’origine (una bisboccia in osteria?), si trattava di sei piedi, misura che, nel sistema metrico decimale, equivale a cm 182,88. Va da sé che il “virus” non può non aver conseguito un diploma da geometra e misura con precisione la distanza, cosa, questa, su cui non è lecito discutere. Su questo filone, uno dei momenti divertenti fu una comunicazione via etere di non ricordo quale “scienziato” italiota: occorre distanziarsi di un metro e ottanta. Con questo concedendo al virus geometra 2,88 cm su cui attaccarci. Poi, all’italiana, ci si accomodò sul domestico metro. Da lì, a seguire, nacquero le regole più buffe, come quelle del virus che si comporta in modo opposto se il bersaglio è in piedi o seduto. Un tempo, a Napoli si sarebbe fatto il “pernacchio” (diverso e più efficace della comune pernacchia). Invece…

Non credo possano esistere dubbi: Fauci è l’attore principale di un esperimento sociale quanto mai audace e sul cui successo io non avrei puntato un centesimo. Mai avrei pensato che l’Homo sapiens, per autoproclamazione principe del Creato ed essere a immagine e somiglianza di Dio, potesse cadere così goffamente in una trappola tanto evidente, eppure…

Certo, chi ha allestito tutto lo spettacolo è stato abilissimo, ha avuto tanta pazienza, tanta costanza e tanta autostima, e ha potuto contare su denaro senza limiti. E, si sa, con il denaro si possono far cadere in tentazione tante persone “importanti”. Si sa pure che c’è chi a tutto resiste tranne, proprio, alle tentazioni. Insomma, un gioco d’azzardo, una roulette, in cui si è puntato dieci volte sullo stesso numero e quel numero è uscito dieci volte di seguito. La posta vinta è stata il mondo.
Fauci? Beh, com’è possibile non provare una sorta di perversa ammirazione per lui?

Stefano Montanari

 

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