Etnocentrismo e geopolitica

L’assenza di una vera e propria cultura geopolitica diffusa in Italia, rappresenta una delle principali finalità dei padroni universali che sancirono per la neonata repubblica le future sorti di un paese destinato per sempre ad esser a sovranità limitata. Rispettosi esecutori di ordini e decisioni prese altrove, oltreoceano.
Se all’assenza di una cultura geopolitica tout court in Italia, si unisce un atteggiamento etnocentrico, l’errore del neo-esperto da tastiera (dapprima virologo, e poi ucrainologo filo-ucraino) diventa errore metodologico.
L’etnocentrismo corrisponde a quella tendenza superficiale e sbrigativa, che tende a considerare la cultura euro-occidentale come parametro di riferimento principale ai fini della comprensione dei valori culturali delle altre società e delle altre culture.
L’Occidente si è a lungo auto-celebrato come proprietario e depositario della razionalità strumentale, vedendo nelle altre culture solo errori, illusioni e arretratezze. L’Occidente ha giudicato ogni cultura col metro delle performance tecnologiche.
Nell’età della globalizzazione neoliberista, nessun primato risulta indiscusso ed irreversibile, nemmeno quel primato col quale l’Occidente capitalistico a partire dall’età moderna, si è autofregiato d’essere il depositario unico di sviluppo, progresso e prosperità.

Insegnamento diffuso, è quello che identifica il XVII secolo, come il periodo storico a partire dal quale i grandi avanzamenti nel campo delle scienze naturali in Occidente diedero un fortissimo impulso allo sviluppo e all’affinamento della tecnica, sfociando nelle rivoluzioni industriali.

Lo scenario di transizione inaugurato dalle tecnologie digitali, in un mondo decisamente differente rispetto ai tempi delle rivoluzioni industriali, finisce invece con l’incrementare certamente la nostra possibilità di entrare in contatto con sempre nuove conoscenze e informazioni, e ci consente di estendere la rete delle nostre relazioni sociali.
Tuttavia, le tecnologie digitali lasciano intatte e irrisolte numerose incertezze, contraddizioni morali e filosofiche che contraddistinguono la nostra epoca.
Mercato, società, politica e consumismo si plasmano con la tecnologia, che accresce la capacità di amplificare nuovi modelli comportamentali indotti alle/sulle masse: le diseguaglianze si amplificano, un Nord del mondo sempre più ricco, e un Sud del mondo che vive in una miseria atavica. L’allargamento della forbice delle diseguaglianze è direttamente proporzionale all’arroganza e al narcisismo dell’Occidente.
Per gli audaci critici sociali la via è quella del perseguimento della libertà individuale nonostante le avversità di un sistema che vuole i cittadini come dei meri esecutori di ordini calati dall’alto.

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