Decostruire la semantica del potere

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Parte 6: Dal complottismo del mainstream alla complottologia dei liberi pensatori.

Nella migliore delle ipotesi gli individui non- allineati, che accennavano a tematiche analoghe a quelle dei nostri scritti, venivano semplicemente ridicolizzati. Nella peggiore delle ipotesi sono stati discriminati ed emarginati. All’occorrenza equiparati ad “una poltiglia verdastra” o reputati degni di esser “sfamati col piombo” in stile Bava Beccaris.
“E gli renderemo la vita difficile”, parafrasando le parole di un ex-viceministro, rimane il fatto che i dissidenti della minoranza evolutiva rimarranno negli annali di una storia non ufficiale come quegli individui che hanno resistito psicologicamente ad uno dei più grandi esperimenti di teoria comportamentale di tutti i tempi. Ma cosa hanno fatto per meritare un così lusinghiero trattamento?

Hanno iniziato a disvelare in maniera più o meno compilata i piani orchestrati dai veri complottisti, le élites globaliste.
Il loro lavorìo di disvelamento, come prevedibile, è stato viziato 1) dall’evidenza dell’inconciliabilità logica della totalità delle teorie proposte nella galassia informativa alternativa. Molte delle quali limitate alla mera doxa, dunque non sufficientemente adeguate sul piano teorico ed epistemologico 2) dal fenomeno del frazionismo interno, caratteristica principale ed essenziale di tutti i gruppi minoritari in particolar modo nel campo di analisi della sociologia politica.

Inizialmente presentate come politiche di nudge e paternalismo libertario, basati su “ce lo chiede l’Europa”, erano da definirsi come dei piani di impoverimento e distruzione del risparmio privato dei ceti medi. (Mario Monti: “we’re actually destroying the internal demand trough fiscal consolidation”). In quegli anni di governi commissariati dalla UE, le divulgazioni “corsare” sul web  in campo economico e geopolitico, si rivelarono come un’importante finestra temporale nella quale era possibile approfondire e problematizzare in chiave critica i torbidi assetti dei gruppi di potere elitari.

Si trattò, in linea generale dei programmi di modificazione degli assetti patrimoniali delle masse. Programmi dunque basati sulla riduzione del potere di acquisto dei salari. Conseguentemente si sono verificati tentativi di introduzione di redditi di base universali (UBI), analogamente alla rabberciata esperienza del RdC in Italia.

I gruppi del dissenso sono tendenzialmente concordi nell’identificare nel prossimo futuro, le ipotetiche minacce dell’introduzione di politiche di riduzione del consumo di carbonio pro-capite (zero carbon), come anche dell’inarrestabile diffusione dell’uso di massa di valute digitali (CBDC), e relativi digital wallet personali.

Ecco dunque come questi aspetti centrali che riguardano la griglia di profilazione digitale, siano fittamente intrecciati con altre questioni, apparentemente sconnesse, ma che presentano importanti margini di convergenza come:

– Il falso piano della narrazione green, anticipato da oltre un decennio di greenwashing culturale, il fenomeno del capitalismo woke e l’agenda filosofica transumanista col quale tutte queste direttrici del potere del cartello finanziario internazionale correnti di pensiero si sostengono vicendevolmente.
– Il piano di distruzione delle identità locali, nazionali e regionali, veicolato con la cancel culture.
– Il piano di modificazione geoingegnerizzata dell’atmosfera terrestre.
– I piani di graduale sostituzione etnica della popolazione, basati sull’affluenza di un esercito industriale di riserva di individui sottopagati.
– I piani di riduzione della popolazione globale di ispirazione neomalthusiana.

Coloro che, basandosi su queste informazioni (più o meno vere, false o verosimili), hanno condiviso queste informazioni ai propri conoscenti, nel privato e fuori dai clamori social, hanno stabilito autonomamente un’agenda personale delle priorità delle emergenze da affrontare. Ad esempio facendo notare a familiari, amici e vicini di casa l’effettiva concretezza di numerosi piani orditi dalle élites globaliste contro le masse, eccoci dunque (a scanso di equivoci semantici) dinanzi ai veri complottisti.

Come noto, il cd. “mondo del dissenso” è sconclusionato a livello politico. Ciò non deve comunque esimerci dall’analizzare e valorizzare gli eventuali aspetti edificanti portarti alla luce dalle comunità del dissenso. Queste ultime infatti, animate da processi metacognitivi, euristici, spesso affidati all’intuito, non erano e non sono dunque esenti da errori, ma certamente basate su una passione conoscitiva creativa, che pone in risalto importanti spazi di libertà.

Negli anni della dittatura sanitaria, muovendosi sul filo del rasoio del primum vivere deinde philosophari, in molti casi sono stati demansionati, sospesi dal lavoro o privati dello stipendio, oppure, ancor più direttamente, sono stati licenziati.
Hanno dovuto inventarsi nuovi lavori, preferendo praticare un’analisi libera e aperta delle fonti di informazione (O.S.Int.), hanno scoperto di poter vivere con meno soldi, hanno saputo trovare altre modalità per sostenersi economicamente, in altri casi hanno scoperto o riscoperto la loro componente psicologica e spirituale della loro esistenza.
Pur sapendo di essere osservati, stigmatizzati e giudicati per i loro comportamenti e nei loro spostamenti durante i blocchi alla circolazione e limitazioni alla libertà personale, non si sono fatti inibire né da autocertificazioni degli spostamenti né dai tracciamenti digitali, nemmeno dalla videosorveglianza di massa, e così facendo non hanno auto-censurato i loro comportamenti abituali pre-pandemenziali.

Autentici devianti rispetto alle assurde rigidità delle norme emergenziali. Una sorta di devianza evolutiva derivata dall’aver avuto accesso consapevole all’informazione distribuita nell’infosfera e aver fatto autonoma attività di filtraggio informativo, di autonomo fact-checking su fonti aperte, (oltre le ridicole ricostruzioni “mentanesco-puentiane”) riducendo il numero di intermediari informativi, andando dunque oltre le ingannevoli suggestioni manipolatorie del mainstream.

Gli attori che animano l’ecosistema informativo dal basso, per ideare innovativi percorsi di scrittura creativa, hanno oltremodo agevolato la costituzione di queste comunità e, così facendo, hanno contribuito a rivoluzionare e dissacrare ulteriormente i confini della professione giornalistica, ora più che mai condizionata dall’incessante mutamento della tecnologia della parola.

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